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Cos’hanno in comune Pasqua, Primavera e Rinascita?

Pasqua CASAGiN

Cos’hanno in comune Pasqua, Primavera e Rinascita?

Pasqua CASAGiN

Come molte tradizioni che attraversano il globo, anche la Pasqua (dall’ebraico pesach – liberazione) è una di quelle consuetudini che coinvolge molti riti e usanze in tutto il mondo. Ma sebbene al giorno d’oggi in molti sono convinti si tratti di un retaggio cristiano in onore della resurrezione di Cristo, l’origine di questa festività è in realtà legata a culti molto più antichi.

 

Se infatti per i cristiani di tutto il mondo il 25 dicembre è il giorno in cui è nato Gesù, non tutti sanno che a ridosso di questa data, complice il solstizio d’inverno (giorno più corto dell’anno), molti altri popoli hanno celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali, alcuni dei quali, come Gesù, nati da una vergine, con 12 discepoli seguaci, poi traditi e uccisi per risorgere qualche giorno dopo: dall’antico Egitto in cui si festeggiava la nascita del dio Horus al Messico pre-colombiano dove nasceva il dio Quetzalcoath; medesimo periodo in cui, nell’antica Grecia, nasceva Adone, anche associato al sumerico Tammuz . E poi il dio Freyr del Nord, fino a quello indo persiano Mitra. Sempre il 25 Dicembre, giorno in cui il sole inizia a crescere portando giornate più lunghe, veniva festeggiato l’Invictus Sol siriaco, El Gabal di Emesa e ancora il dio Sole natabeo Dusares di Petra.

 

Prima di arrivare al Natale cristiano, insomma, un bel po’ di divinità avevano già visto la luce nello stesso periodo. Così, anche la Pasqua, affonda le proprie radici in un passato remoto: la quaresima, che rappresenta i 40 giorni che portano alla domenica di Pasqua, è un momento di riflessione che dovrebbe riprendere l’atmosfera dei giorni in cui Gesù visse nel deserto. Ma nella Bibbia Ebraica ci si riferisce alla Pasqua con il termine “Passover”, che rappresenta la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana. Se invece ripercorriamo ulteriormente a ritroso la storia, la celebrazione originaria di questo momento dell’anno ha radici ancor più primitive. La data della Pasqua cade in un momento chiave del calendario: la domenica successiva al primo plenilunio dall’equinozio di primavera; segue quindi la prima luna piena dopo il 20 marzo. Una modalità di calcolo che evidenzia il legame della Pasqua con le festività propiziatorie della fecondità della terra: in epoca romana, ad esempio, proprio nel periodo che seguiva l’equinozio si celebrava il dio Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo della natura. È invece la fertilità della Dea Madre, rappresentata anticamente da statue a lei dedicate e accompagnate da uova, a portare fino ai giorni nostri un significato simbolico legato appunto all’uovo di Pasqua; ma anche la lepre è un antico simbolo pagano di fertilità e simboleggia la luna, che gioca un ruolo centrale nella Pasqua. Non solo quindi una festa della resurrezione in senso strettamente religioso ma una celebrazione della rinascita, del risveglio, della trasformazione e della vita nei suoi molteplici aspetti; e ovviamente un modo per esaltare il benessere e i frutti che la terra vorrà donare nei prossimi mesi.

 

La pasqua è insomma strettamente connessa alla primavera, sinonimo di fioritura: motivo per cui sono state costruite una serie di strutture antiche, da Stonehenge nel Regno Unito alla Piramide di Kukulkán in Messico; luoghi anticamente utilizzati dalle civiltà per celebrare la vivace bellezza della primavera con spettacoli di luce naturale che toccavano e attraversavano le strutture. Oggi, come la Pasqua, molte celebrazioni primaverili sono ancora vive in tutto il mondo e portano avanti tradizioni secolari: un inno alla vita tipico del periodo è il rituale giapponese dell’hanami, che ogni anno vede partecipare anche molti turisti nella contemplazione della fioritura dei ciliegi sparsi in tutto il paese; anche in Polonia, nonostante il forte carattere cattolico, alcune tradizioni pagane sono sopravvissute, come la celebrazione dell’equinozio di primavera, conosciuta come l’annegamento di Marzanna, l’incarnazione polacca dell’antica dea slava dell’inverno, della peste e della morte; i bulgari personificano invece il mese di marzo come un’anziana donna che porta piccoli regali, indicata con il nome di Baba Marta; con il lancio di polvere colorata e palloncini d’acqua, Holi è diventato noto come il festival più vivido e gioioso dell’India e segna l’inizio della primavera dopo un lungo inverno, simbolo del trionfo del bene sul male. Sono solo alcune delle tradizioni, rituali e simboli primaverili evolutisi nel tempo, ognuno dei quali celebra la rinascita della primavera attraverso festività uniche.

 

La storia ci insegna quindi che ogni festività è legata ai cicli della natura e ciascuna di queste festività dovrebbe servire come momento di preghiera (da intendersi come atto primitivo di ringraziamento, impegno e buon auspicio); celebrazioni che insegnano tra l’altro ad accettare i propri limiti, i difetti e le crepe nella nostra personalità: perché la vita stessa è un ciclo in cui si incontrano bene e male, buono e cattivo.

 

Come fare quindi per rinascere, insieme alla Pasqua e alla primavera? Innanzitutto accettando ciò che siamo, con relative luci e ombre che ci accompagnano: così da poter liberare il nostro potenziale inespresso e sentirci sereni, in pace con noi stessi e liberi di amare. Perché ogni aspetto duale delle nostre vite è sempre riconducibile all’unità che contraddistingue l’universo: yin e yang, nero e bianco, notte e giorno, staticità e movimento… si tratta sempre di due facce della stessa medaglia. E il significato di questo dualismo è molto profondo: non per niente l’amore è anche la felicità dell’incontro-scontro.

 

 

Accettare i propri limiti, perdonare e superare la barriera tra chi siamo e chi dovremmo essere è fondamentale per riportare equilibrio nel nostro spirito e nella nostra vita. Con l’esercizio tutto ciò potrebbe semplificarsi; ecco perciò qualche consiglio:

 

  • – Impegnati in un po’ di yoga ogni giorno, per ascoltare il corpo e calmare la mente – lo yoga promuove l’unità e l’accettazione di sé.
  • – Pratica la meditazione, concentrandoti sul respiro, accettando ogni pensiero e ascoltando il rumore del silenzio.
  • Concediti un bagno, assaporane i benefici fisici ed emotivi, ritagliati del tempo per ispirare la tua pace interiore.
  • Scrivi: a volte, per creare il silenzio interiore, che porta alla pace interiore, è necessario lasciare andare ogni tuo pensiero; e scrivere è un modo molto efficace in questo senso.
  • Semplifica il tuo spazio abitabile: hai mai notato la sensazione di calma che ti pervade quando l’ambiente circostante è ben organizzato? La pace esteriore porta alla pace interiore.
  • – Fai un digital detox: il perenne confronto con gli altri è un ostacolo diretto alla pace interiore; stacca la spina di tanto in tanto.
  • Rallenta: accendi una candela profumata e rilassante o prendi il giusto tempo per vivere consapevolmente almeno un pasto; rallentare ti aiuterà a vivere pienamente il momento.
  • – E infine sorridi: una sana risata attiva decine di muscoli diversi nel viso, si riflette ai muscoli addominali e raggiunge gli sfinteri. Ma non è finita, perché ridere favorisce una respirazione più profonda e controllata, per una vita più agiata.
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