Lusso e moda sostenibile: insieme è possibile

LIVING | Matteo

In CasaGIN ci crediamo (e stiamo facendo il possibile per realizzare un sogno): il lusso sostenibile può richiedere qualche sacrificio, ma è possibile.

Qualche settimana fa, al vertice del G7, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il “Patto della moda” per tutelare l’ambiente. L’accordo siglato da 150 marchi, molti dei quali di fascia alta, mira a raggiungere una serie di obiettivi atti a ridurre l’impatto ambientale per quanto riguarda il comparto della moda. Si tratta di una notizia incoraggiante, soprattutto perché molti dei sostenitori dell’accordo non hanno avuto un buon rapporto con temi come la sostenibilità, almeno finora. Tuttavia se questo è decisamente un passo nella giusta direzione, c’è chi si chiede come la moda di lusso possa mantenere il proprio fascino in assenza di materiali come pelle e cashmere. Ma la buona notizia è che le alternative eco-compatibili esistono.

Non sono pochi i brand del lusso ad aver intrapreso un percorso sostenibile molto prima che il tema divenisse di interesse generale. Stella McCartney ne è un esempio: opera con un approccio sostenibile verso l’ambiente dall’anno della fondazione, il 2001: il cashmere è riciclato, non viene utilizzata vera pelle e tutto il cotone è organico. Si dice tra l’altro che anche Fendi e Calvin Klein avessero optato per fibre sintetiche sostenibili, già negli anni novanta. E potremo continuare con gli esempi.

Secondo un rapporto del famoso istituto INSEAD, ci sono tre modi principali per rendere sostenibile la moda di lusso senza sacrificare lo stile. Eccoli:

  • Adottare una mentalità “slow fashion” andando a ridurre il numero di collezioni annuali e creando magari collezioni senza tempo.
  • Utilizzare materiali alternativi senza compromettere i cicli di produzione e considerare il riutilizzo di vecchi materiali ottenuti attraverso programmi di riciclaggio dei tessuti.
  • Applicare una regolamentazione rigorosa e valida per qualsiasi operatore nel campo della moda così da garantire un’adesione comune al concetto di sostenibilità.

Un approccio forse radicale quest’ultimo, ma potrebbe essere la spinta di cui l’industria ha bisogno per ridurre i danni ambientali. Restano tuttavia delle preoccupazioni che riguardano:

  • Standard di qualità: una delle maggiori preoccupazioni tra i marchi. I clienti pagano un prezzo elevato per qualcosa che dovrebbe durare tutta una vita, ed è esattamente quello che dovrebbero ricevere. È perciò fondamentale utilizzare nuovi tessuti che rispecchino caratteristiche e durabilità dei vecchi materiali.
  • Costo: un altro motivo di preoccupazione è il costo necessario per passare a materiali sostenibili. I tessuti biologici realizzati su ordinazione richiedono un processo di produzione più lungo e in molti casi normative e certificazioni fanno da ostacolo. Insomma, la moda sostenibile richiede lavoro e tempo più intensi. Ma questo è il sacrificio necessario per un mondo più pulito.

La sostenibilità è una questione importante da considerare, indifferentemente dal marchio di cui parliamo. Le risorse del pianeta vanno diminuendo rapidamente e la quantità di rifiuti prodotti, aumenta. È perciò fondamentale trovare alternative valide al fine di ridurre l’impatto ambientale delle nostre azioni. Il benessere del pianeta dipende da questo. Quando un’azienda trasmette un messaggio di rispetto verso l’ambiente, non solo si allinea con un movimento, ma influenza il proprio pubblico nel prendere decisioni di acquisto migliori: l’influenza che un brand può avere sul mercato diviene duplice. Ma solo il tempo ci svelerà se il lusso riuscirà a resistere. Nel frattempo facciamo attenzione a cosa acquistiamo pensando alla natura che ci circonda.