Consapevolezza e meditazione: come vivere felici

LIVING | Matteo

La meditazione, insieme alla contemplazione, è una pratica sempre più diffusa. Attraverso queste tecniche è possibile aggiustare le nostre vite in modo semplice e veloce. Per chi le pratica in maniera costante, si sa, questa consuetudine lentamente inizia a permeare l’intera vita quotidiana.

Pensiamo spesso alla meditazione come ad una pratica limitata nel tempo, che dura per un determinato intervallo ed è circoscritta a quella finestra temporale della pratica meditativa appunto – mattina e sera, per esempio. Ma la meditazione non è un’isola sperduta nella vita, è l’oceano stesso. Praticando regolarmente e osservando noi stessi con gli occhi della mente, possiamo notare come l’abilità sviluppata nel corso delle sessioni di meditazione, lentamente si fa strada in tutte le attività della nostra vita lavorativa e personale. Siamo più presenti nel momento in cui definiamo un progetto, incontriamo un cliente, studiamo per un esame, nelle situazioni d’intimità o quando comunichiamo con un amico. Mentre portiamo avanti le nostre attività giornaliere, noteremo gradualmente una capacità di focalizzarci sempre maggiore ed una superiore consapevolezza su quella che è la reale esperienza di vita. Riusciremo pian piano ad eliminare il rumore e le distrazioni mentali che la mente produce. È necessario soffermarci ad osservare attentamente la relazione con il momento presente: questo atto di contemplazione diviene indicatore relativamente all’impatto della meditazione sulla vita. Questi scorci di presenza che acquisiamo con il tempo sono molto importanti; sono i punti di incontro tra la nostra pratica quotidiana di meditazione e l’esperienza di vita come uno stato meditativo continuo. Non importa quale specifica tecnica di meditazione pratichiamo: è comunque una porta di accesso alla presenza.

La ricerca psicologica condotta in questo campo esplora l’esperienza della presenza, vale a dire quanto siamo consapevoli della nostra esistenza. Quando siamo consapevoli, ragioniamo attivamente sul significato di esperienza, del momento, e ci prendiamo sempre più cura di noi stessi. Il momento della consapevolezza è l’istante in cui la nostra mente non divaga; è completamente focalizzata sull’evento che si sta svolgendo in quel preciso attimo. C’è uno studio interessante che ha analizzato la disconnessione dalla mente e dalla presenza, il cui titolo “A wandering mind is an unhappy mind” – Una mente sconnessa è una mente infelice – richiama esattamente il senso di ciò che stiamo affrontando.

Nello studio, i ricercatori hanno sviluppato un’applicazione per smartphone che ha permesso loro di reclutare oltre 15.000 partecipanti e di compilare un ampio database di risposte. Con questa applicazione, i partecipanti sono stati contattati casualmente durante le ore di veglia e hanno ricevuto una serie di domande: “Come ti senti in questo momento?”, “Cosa stai facendo in questo momento?”, “Stai pensando a qualcosa di diverso da quanto stai facendo attualmente?”. Le risposte, hanno permesso di comprendere quanto piacevole, neutrale o spiacevole fosse lo stato di presenza mentale dei partecipanti. I dati raccolti hanno quindi fornito ai ricercatori le informazioni necessarie per scoprire se esiste un legame tra consapevolezza e benessere. I risultati sono stati inequivocabili: le persone hanno riportato livelli più alti di felicità quando erano presenti e consapevoli. I ricercatori hanno scoperto che essere consapevoli produce livelli di felicità più elevati rispetto all’essere costantemente assediati da pensieri sconnessi e divaganti.

Questo è un esempio del supporto che i concetti e le idee spirituali possono ottenere dalla ricerca psicologica contemporanea. L’idea di essere “qui e ora” appare in innumerevoli testi spirituali ed è costantemente accompagnata dall’enfasi sull’importanza della meditazione come strumento per raggiungere la presenza e sui suoi benefici per il nostro benessere. Ora abbiamo un’abbondanza di studi psicologici, come quello sopra descritto, che convalida un’area che una volta sembrava essere “oltre i limiti” per la comunità scientifica e che la rende sempre più accettata.

La combinazione di psicologia e spiritualità sarà sempre più al centro delle nostre vite se vogliamo un mondo di persone più felici. Se sapremo avvicinarci sempre più a psicologia e spiritualità e riusciremo a introdurli nelle nostre vite, diventeremo tutti supereroi e acquisiremo superpoteri di consapevolezza, coraggio, capacità di recupero e compassione. Non è una prospettiva straordinaria?