Abbigliamento e riciclo: le nostre scelte fanno la differenza

LIVING | Matteo

Come già citato all’interno del nostro Magazine, quello dell’abbigliamento è uno dei settori più inquinanti al mondo, secondo solo all’industria del petrolio. Per dare un’idea, l’inquinamento prodotto da questo reparto rappresenta il 10% delle emissioni globali di carbonio. Tutto questo è accentuato da quella che si può definire come fast fashion o moda veloce. Un termine moderno usato dai rivenditori di moda per esprimere un design che passa rapidamente dalle passerelle e influenza le attuali tendenze della moda. La moda veloce viene associata anche alla moda usa e getta perché immette sul mercato di massa prodotti di design a prezzi relativamente bassi, prodotti senza rispettare i principi di etica e sostenibilità ambientale. È per questo che in CasaGIN riteniamo fondamentale ogni passaggio della filiera produttiva: dalla scelta di materiali innovativi e naturali alla selezione di fornitori che seguono processi di produzione etici.

moda riciclo

Gli impatti complessivi dell’industria della moda veloce sono piuttosto allarmanti. Questa tendenza relativamente nuova, ma popolare, vede le aziende di abbigliamento moderne introdurre nuove linee di indumenti con una frequenza molto più elevata rispetto al ritmo tradizionale, senza porre attenzione alla scelta dei materiali o alle condizioni dei lavoratori coinvolti nella produzione di tessuti e capi. Tutto ciò attira i consumatori perché gli abiti sono molto più economici (a causa del dove e come vengono prodotti). Poiché il costo dell’abbigliamento è così economico, le persone cambiano abbigliamento più spesso e sono più portate a scartare ciò che non indossano, dal momento che possono permettersi di farlo.

Si stima che ogni italiano, in media, cestini 10 kg di vestiti ogni anno, con solo il 15% di questa gran quantità di rifiuti tessili riutilizzati o riciclati. Per di più c’è da considerare che nel caso di riciclo, il tessuto non si trasforma in una nuova maglietta o un paio di pantaloni. Attualmente ciò che accade è che i vestiti vengono semplicemente riutilizzati così come sono o impiegati per altri usi accessori, come stracci o altro.

C’è da considerare tuttavia che l’impegno in questa direzione non manca e sono numerosi i tentativi di rimettere nel mercato i tessuti utilizzati per abiti e indumenti. Un gruppo di ricerca in Finlandia ha recentemente sviluppato una tecnica di recupero che ricicla i capi in cotone e poliestere trasformandoli in fibre simili a Lyocell o Tencel, materiali ecosostenibili che in CasaGIN utilizziamo per produrre i nostri capi. Questa tecnica consentirà di riciclare più volte i vestiti e di impedire a enormi quantità di tessuti di finire nella discarica ogni anno. Herbert Sixta, invece, dell’Università di Aalto in Finlandia, ha avviato una ricerca di nuove tecniche di riciclaggio dei tessuti e circa cinque anni fa, il team di Sixta ha scoperto un liquido ionico (sale liquido) che può dissolvere la cellulosa dalla polpa del legno, producendo un materiale che può essere trasformato in fibre tessili ad elevata resistenza, continuamente riciclabili.

Sebbene nessuno di questi metodi sia ancora pronto per l’uso commerciale, questi sviluppi evidenziano l’importanza e l’urgenza di trovare soluzioni per rendere l’industria della moda più rispettosa dell’ambiente. Nel frattempo ci piace ricordare che ci sono sempre piccoli gesti che possono fare la differenza:

  1. Ridurre: prova a ridurre la quantità di abbigliamento acquistato. Se hai davvero bisogno di nuovi abiti, cerca la qualità. Dureranno più a lungo e ti impediranno di sostituire costantemente il guardaroba.
  2. Riutilizzare: fare shopping in negozi di abbigliamento di seconda mano è sempre un ottimo modo per evitare che i tessuti finiscano in discarica.
  3. Riciclare: quando è il momento di sbarazzarsi di abiti indesiderati o inutilizzati, donali! Sono molte le organizzazioni che offrono soluzioni per il riciclaggio di indumenti. È possibile trovare per le strade dei cassonetti di colore giallo adibiti proprio alla raccolta di abiti usati. Vengono poi ritirati dalle cooperative sociali, come ad esempio la Caritas, e trasferiti in centri di smistamento.

Infine sono sempre più i produttori globali pronti ad affrontare il problema dei rifiuti sotto forma di abbigliamento. E per questo sono numerose le campagne di raccolta di abiti usati.

H&M, Zara, & Other Stories, North Face, Intimissimi e Oviesse permettono, tramite programmi indirizzati, di consegnare nei loro punti vendita dedicati, sacchetti di abiti usati di qualsiasi marca e tipologia in cambio di un buono spesa. In diversi casi i vestiti che si possono ancora indossare vengono venduti come capi di seconda mano; i tessuti recuperabili vengono invece riciclati oppure trasformati in fibre tessili e riutilizzati in diverse industrie e settori. Esistono inoltre dei negozi della solidarietà presenti in molte città italiane, dove è possibile donare i propri vestiti e farli “acquistare”, senza l’utilizzo del denaro, da chi è più sfortunato.

abbigliamento smaltimento

Insomma, sono davvero molte le soluzioni per recuperare o smaltire abiti usati, scarpe, borse e altri materiali tessili, contribuendo in maniera significativa alla tutela dell’ambiente. Un vestito, se sapientemente riadattato, può avere mille vite. Ecco perché l’attenzione per la raccolta di abiti usati è sempre più un successo e in costante crescita. Iniziato negli Stati Uniti, il riciclo di abiti e tessuti si sta pian piano diffondendo anche in Italia. Ma è necessario non focalizzarsi su un’unica soluzione e fare attenzione sempre più alle nostre abitudini d’acquisto. Scegliendo prodotti naturali ed ecosostenibili, creati eticamente, si può fare una gran differenza in un settore come quello della moda, fondamentale nella nostra vita quotidiana! Le nostre scelte hanno fatto in passato, e faranno in futuro la differenza.